mercoledì, 18 aprile 2007

Sapete ... pensavo oggi!

E' un bel giorno per dirvi i grandi cambiamenti che ci saranno nella mia vita.

E voi siete parte del mio mondo e ci tengo a rendervi partecipi di quanto sta accadendo qui.

Lascio un paese a cui devo moltissimo. Lascio una figlia qui, un piccolo batuffolo rosa mai cresciuto ma che fatico a pensare da adesso in poi cosi' lontana. Se possibile ancora di piu'!

Lascio il mio mondo fatto di piccole cose. Gli amici conosciuti, partiti e persi. Alcuni continuamente presenti. Altri ora molto lontani ma non meno vicini.

Lascio gli autunni che non rivedro'. E gli inverni pieni di neve e di ghiaccio, fatti di pattinati in laghetti piccolissimi e di zuppe di piselli bollenti.  Lascio le estati piene di sole e di ice tea e di spare ribs.Lascio il ciliegio che sta fiorendo regalandomi un 'emozione fantastica.

Lascio le castagne raccolte in autunno e i funghi velenosi ma bellissimi da vedere! Lascio il maggio ciondolo che quest'anno ha deciso di fiorire prima di maggio.

Lascio gli olandesi e il loro rigore che tanto m'ha insegnato. M'ha insegnato la puntualita' e il rispetto delle regole. Ad essere pazienti... perfino col semaforo verde!

Lascio la mia casa piena di risate, di momenti bellissimi e momenti molto duri per tutti.

Lascio Aveda, il mio hair stylist Hendro, muslim di religione ma di una pazienza infinita. Un mito in fatto di acconciature!

Lascio l'Haagse Bluf, con la sua radio e il suo caffe' espresso... e l'ice cappuccino!

E che dire della strada che io adoro Frederick Hendriklaan... per gli abitanti dell'Aia solo Fred... i tramezzini da Praagmaan e i negozi d'antiquariato.

Lascio i bellissimi platani accanto alla scuola di Lele. I monumental bonen dell'Aia.

Lascio Silvia, Alessandro, Alarico e Gaia i miei amici piu' cari. Mi mancheranno le partite di risiko! Altroche'!

Lascio Media Market... ah quanti pomeriggi passati a vedere computer, lavatrici... dvd...

e a proposito lascio la mia lavatrice Blauthech non compratela mai!!!

Tutto questo per dirvi che mi trasferisco in Polonia, a Varsavia. Nuova vita... e nuove esperienze.

Ma questo succedera' non a brevissimo... a fine estate.

Per ora e' tutto!

Scusate lo sfogo.... ma non finisce qui :-)

 

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giovedì, 12 aprile 2007

Come in Inghilterra, anche in Olanda andare a prendere un high tea con le amiche e' una tradizione molto radicata. Almeno una volta l'anno, magari per festeggiare il compleanno, s'invitano le amiche piu' care in locali raffinati dove poter sorseggiare un te' particolare e mangiare... da tre a cinque portate tra dolce salato ma tutto in porzioni mignon.

Io sono andata all'Hotel delle Indie ieri, proprio con le amiche piu' care, per festeggiare il compleanno di una di loro con una festa a sorpresa con un high tea.

Una piccola premessa sull'Hotel. E' uno degli hotel piu' antichi dell'Aia ed uno dei piu' lussuosi.  Nato come residenza del Barone Van Brienen nel 1881, fu venduto alla sua morte e trasformato in hotel. Completamente ristrutturato nel 2004 ad opera dell'architetto Jacques Garcia, e' stato riaperto nel 2005 con una festa d'inaugurazione a cui hanno partecipato circa 300 persone tra le piu' in vista dell'Aia e dell'Olanda. Tantissimi personaggi famosi hanno attraversato in tempi piu' o meno recenti la porta d'ingresso di questo hotel, Wiston Churchill, Anna Paulova, diversi reali. E' situato tra l'altro in pieno centro in una piazza che a fine febbraio si riempie di crochi colorati e d'estate e' la sede di uno dei mercatini d'antiquariato piu' famosi dell'Aia. 

Il nostro high tea e' cominciato con una premessa sui tipi di te' che ci avrebbero servito e quali pietanze sarebbero state servite insieme. Nonostante le porzioni fossero davvero molto piccole non so come mai alla fine io ero strapiena e non ho mangiato a cena.

I dolci senza dubbio sono la cosa piu' spettacolare. Alcuni serviti con una marmellata di mango che credo sia la cosa piu' buona in assoluto che abbia mai mangiato.

Il tutto in un'atmosfera d'altri tempi, affondati in morbide poltrone rosso fuoco, avvolti da preziosi marmi bianchi e osservati da antichi stucchi al soffitto.

Beh insomma... siamo state li' per tre ore ma non ci siamo rese conto del tempo che passava tanto eravamo prese dall'osservare e gustare quel che ci veniva servito.

Se vi capitasse di passare da queste parti non mancate di fare un salto anche solo per un aperitivo in questo pezzo di storia olandese.

A domani

 

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martedì, 10 aprile 2007

Hoge Veluwe

 

E l'abbraccio ideale che la natura ci regala per farci meglio capire i suoi contrasti.

Dune sabbiose che si intersecano con campi sterminati di eriche colorate... bianche, rosa, rosse.

La prima volta che sono stata in questo parco non riuscivo a capire perche' gli olandesi sedessero sulle loro sdraiette da campo fronte al sole... poi tornando ho capito.

L'immagine splendida di dune dorate in contrasto col verde dei pini... pianure sterminate che giocano con l'azzurro del cielo (quando c'e'), lepri che attraversano correndo sentieri invisibili.... ma andiamo con ordine.

Un po' di storia prima...

L'Hoge Veluwe e' uno dei piu' grandi parchi naturali in Olanda. E' situato tra Arnhem, Ede e Appeldorn al confine con la Germania.

Si sviluppa su una superficie di circa 5.500 ettari di boschi, laghi, dune e pianure sterminate. La flora e la fauna sono strepitose... mufloni, daini e caprioli, volpi lepri ci fanno compagnia durante le passeggiate che si possono fare con una delle biciclette messe a disposizione gratuitamente dal parco. L'accesso alle auto e' vietato ovviamente... ma esiste un servizio di navetta che dall'ingresso porta direttamente al centro del parco.

Un connubio perfetto tra arte e natura perche' all'interno dell'Hoge Veluwe esiste un museo: Il Kroller Muller dove sono raccolti moltissimi dipinti di Van Gogh tra i quali il famoso Girasoli, Picasso, Mondrian e una larga rappresentazione di sculture del 19esimo secolo.

All'esterno del museo vengono regolarmente allestite mostre di scultori contemporanei.

Il parco originariamente fu voluto dai signori Veluwe all'inizio del '900 e nacque proprio come centro di riproduzione dei mufloni insieme al Kroller Muller. Ma durante gli anni la famiglia purtroppo non riusci' a mantenere il parco cosi' dono' la collezione dei dipinti allo stato olandese che ne fece il suo fiore all'occhiello.

A parte l'arte... la natura e' la vera protagonista del parco.

L'altro incredibile museo da visitare e' il Museonder. Il nome gia' indica cosa si puo' trovare all'interno... tutto quello che riguarda il sottosuolo. E' stato il primo museo al mondo che si occupasse di questo argomento.

All'ingresso ci accoglie un albero gigantesco spogliato dalle foglie compreso di radici che forma il tetto del museo.

Cassetti che per magia si aprono rivelando quella che e' la vita sotto terra... piattaforme che riproducono esattamente le scosse telluriche. L'acqua gelata che viene pompata alla profondita' di 100 metri ad una temperatura di meno 7 gradi che serve oltre che a dissetare il visitatore anche a far funzionare l'impianto di aria condizionata durante l'estate.

Ma la ciliegina sulla torta.... il sasso... l'unico gigantesco sasso di proprieta' olandese trascinato dal disgelo dei ghiacciai della norvegia. 

Conservato gelosamente, viene rappresentato in scala tutto il tragitto dalle terre del nord fino all'Olanda.

Oltre a questo, per chi ha bambini, l'Hoge Veluwe offre uno dei parchi giochi piu' belli...tutto in legno con giochi antichi e moderni... con un bel po' di sabbia intorno.

Le biciclette che possono essere usate gratuitamente per visitare il parco sono di tutti i tipi.. dai tandem, alle bici con una strana prolunga per i bambini piu' grandicelli, a seggiolini ergonomici per i piu' piccini.

Passeggiando spesso ci si ferma per ammirare il paesaggio e per scoprire specie rare di piante che qui vengono protette da reti per non venire schiacciate inavvertitamente.

Non saprei dire quale sia il periodo migliore per visitarlo.. ogni stagione e' affascinante. I colori sono diversi e forse il bianco della neve sulle dune e sulle eriche e' il ricordo piu' bello che ho.

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giovedì, 05 aprile 2007

IMG_2319Calamity Jane

 Visto che l'altro giorno parlavo di gatti....

C.J., il nostro gatto, e' entrata nella nostra vita in un modo curioso.

Eravamo in Olanda da un paio d'anni e mia figlia Giulia, e forse anch'io, desideravamo ristabilire la tradizione di famiglia che da sempre ci vede con un gatto accanto.

In realta' io ho sempre avuto siamesi che adoro per il loro modo di interagire quasi umano.

Mio marito pero' non ne voleva sapere di avere un animale in casa. Era assolutamente risoluto a non far entrare nemmeno un pesce rosso...

Un giorno... non so nemmeno io come... lo convinco a venire con noi a vedere a Rijswijk una mostra di gatti. Girando tra i padiglioni arrivammo a quello dei Maine Coon. Questi gatti sono giganteschi, e' la razza piu' grande del mondo. Assomigliano alle linci con il pelo lungo e la coda anellata.

Sotto il nome Maine Coon si cela una leggenda... si dice che questa razza sia un incrocio tra il gatto del Maine e il Racoon (Orsetto lavatore o procione).

Tornando alla mostra... mio marito si lascia scappare una frase.... se proprio dovessimo avere un gatto non vorrei altro che un maine coon....

E quella fu la sua rovina.

Subdolamente, cominciammo, io e Giulia, a raccogliere informazioni su questa razza e sugli allevamenti in Olanda.

Ne trovai uno al nord, dove per natale sarebbe stato possibile avere un cucciolo.

Poco prima di natale arrivo' mia sorella con mio cognato per trascorrere le feste con noi. Ale era entusiasta di vedere la new entry... mio cognato molto meno perche' i contatti con l'allevatore e gli accordi che erano stati stabiliti non gli piacevano per niente.

L'allevatore infatti ci chiedeva di firmare un accordo dove tra l'altro, a parte il prezzo, si riservava di poter visitare la nostra casa una volta al mese per accertarsi delle condizioni del gatto. Siccome era maschio, prima di aver compiuto l'anno di eta' doveva essere castrato. In ultimo... il microchip obbligatorio. Se non avessimo rispettato i termini del contratto l'allevatore si riservava il diritto di riprendersi l'animale e per noi ci sarebbe stata una citazione in giudizio.

In realta' io non ci vedevo niente di male... perche' per ogni cosa scritta l'allevatore aveva chiarito la motivazione.

A mio marito non avevo detto nulla del contratto perche' non mi sembrava ci fosse nulla di strano...

Mio cognato invece... una sera parlando con lui fa scivolare il discorso sul gatto e il contratto....

Ahime'... il maine coon rimase dov'era perche' la decisione di mio marito fu irremovibile. Non voleva firmare contratti! E sopratutto non voleva un gatto castrato (chissa' forse solidarieta' maschile....)

Passo' il Natale ed anche il Capodanno e mia sorella e mio cognato ripartirono per l'Italia con la promessa che avrebbero cercato per noi un cucciolo di Maine Coon.

Perche' mica c'eravamo arrese...

C.J. arrivo' un giorno della primavera successiva.

Proprio vicino Trevignano esiste un allevamento di questa razza di gatti.

Ci siamo fidati del giudizio di mia sorella per la scelta.

Quando l'ebbe presa l'imbarco' sulla corriera che da Trevignano va a Roma. All'arrivo l'aspettava un collega di mio marito che sarebbe tornato su in Olanda in aereo.

Cosi' Calamity Jane alias C.J. si trasferi' da noi.

Il ricordo che ho impresso nella mente.... C.J. che piano piano s'affaccia col musetto dalla gabbia e Giulia che l'aspettava con i croccantini in mano con un sorriso che era l'espressione della felicita'.
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martedì, 03 aprile 2007

- Mamma?

- Si Lele

- Hai visto? Guarda un negozio solo per i gatti. Guarda mamma! Ci sono figure di gatti che occupano tutta la vetrina.  Dai mamma fermiamoci a comprare qualcosa per CJ.

- Dove Lele? Ah si.... vedo... No no Lele non abbiamo tempo ora.

- Si che abbiamo tempo. Io non ho compiti da fare. Dai mamma per favore????

- No, poi vedi che non c'e' nemmeno un posto per parcheggiare.

-Si che c'e' guarda li' c'e'.

- No e' troppo piccolo.

- No dai mamma c'entrano anche due macchine.

- No Lele... senti facciamo cosi'. Chiedi a papa' di portarti sabato. Ora torniamo a casa che e' tardi.

- Uffa... e vabbe' chiedo a papa'.

 

POVERO LUI.... VOGLIO PROPRIO VEDERE COME SPIEGA A LELE COS'E' UN SEXY SHOP :-))))

A domani!

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venerdì, 30 marzo 2007
E’ venerdi!!!!

Vi risparmio il riassunto della prima ora della mattinata che e’ uguale per tutti quelli che come me hanno due figlie da accompagnare a scuola.
Pero' ci sono due cose differenti dal resto della settimana che mi fanno odiare il venerdi piu' di qualsiasi altro giorno.
La spazzatura e il mercato.
In Olanda la raccolta dei rifiuti viene fatta una volta alla settimana ... cosi' si risparmia e si ottimizza il lavoro degli operatori ecologici della citta’. Il giorno stabilito per il mio quartiere e' il venerdi. Cosi' piano piano dal lunedi al giovedi i balconi, i giardini, ogni spazio a disposizione si riempie di sacchetti e sacchettini ... e meno male che la temperatura non si alza mai tanto altrimenti un olezzo inebriante renderebbe impossibile passeggiare per strada.
E indovinate a che ora passano per il ritiro? Ma ovviamente tra le 8 e le 9 della mattina! Un mio amico ieri diceva che la mia giornata e' fantozziana....magari!!!! Ci metterei la firma. Ma va ben oltre purtroppo!
Direte voi... mettila fuori la sera del giovedi cosi' non hai quest'incubo il venerdi. Se si potesse la metterei! Ma non si puo' perche' passano gli ispettori e se vedono i sacchetti il giovedi sera ti fanno una multa pari a 141 Euro a sacchetto... salvo poi aprirli uno per uno per controllare che non ci sia plastica, vetro o carta (qui tutto e' rigorosamente diviso e riciclato).
La sola cosa che mi consola e' rivedere le piante del mio balcone che tutta la settimana hanno sofferto di solitudine e l'abbandono (ma chi ci va fuori del balcone poi.. tanto e' sempre brutto tempo!).
In ogni modo quando si esce per strada si fa fatica a trovare uno spazio libero sul marciapiede tanto e' pieno di spazzatura e di bidoni (alcuni dei quali proprio bellini...rivestiti di plastica colorata. Ma tanto sempre mondezza c'e' dentro).
Alla fine...superata la trincea dei sacchetti, accompagnate le figlie a scuola, si parte per la grande avventura della spesa del venerdi.
Orbene.... il mercato nella mia citta' non c'e' tutti i giorni ma solo 4 volte a settimana e il venerdi e' il giorno in cui si trovano piu' cose...specialmente il pesce. E in verita' non mi dispiacerebbe fare la spesa al mercato se non fosse che e' uno dei pochi mercati all'Aia. Cosi' mi ritrovo in mezzo a turbini di gente piena di borse stracolme delle cose piu' allucinanti (voi non avete l'idea...dai pesci secchi che sembrano il mostro di Alien a verdure sconosciute a frutta dai nomi piu' strani). Giustappunto oggi ho comprato un nuovo ibrido che sichiama ugly....il nome gia' vi dice tutto.
E penso tra me e me...mentre scorro tutti i banchi in cerca di qualcosa di commestibile e che sia vicino come gusto ai sapori italiani....questa e' l'ultima volta che vengo qui. Chi me lo fa fare a stressarmi a sto modo? Chissenefrega del pesce. Dalla prossima settimana vado al supermercato.
In ogni modo riesco a fare la spesa in 20 min massimo e alla fine sono anch'io come tutti gli altri stracarica di borse piene di cose strane (tanto non si trova gran che’ d’italiano).
E con la fretta di chi vuole lasciare un posto per niente gradevole... si fa ritorno a casa, dove ovviamente vuotate le buste.... ci si ritrova non so come mai con un nuovo sacchetto della spazzatura pieno....
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lunedì, 18 dicembre 2006

Il primo incontro con l'Olanda e' stato in un giorno di fine giugno del '96.

Arrivavo da Roma con tante aspettative e la testa piena dei racconti di mio marito su questa citta' bellissima, verde, assolata, tranquilla, piccolissima.

Per lui la prima volta era stata mesi addietro, in aprile, quando davvero l'Aia si colora di fiori e di sole...

A Roma lasciammo una temperatura di 30 gradi, sole magnifico, aria calda... e cosi' mentre il comandante dell'aereo ci informava che la temperatura ad Amsterdam era di 9 gradi, leggera pioggia e qualche raffica di vento... tra me e me pensavo come avrei potuto sopravvivere vestita solo con una magliettina di cotone e una gonna di viscosa.

Comunque, atterrammo all'aeroporto che si vanta di avere la torre di controllo piu' alta d'Europa (almeno fino a qualche tempo fa era cosi'), che si trova ben sette metri sotto il livello del mare e che ha un nome che gia'... dice tutto.

Schiphol (che letteralmente vuol dire il buco delle barche) era anticamente mare e li' sono stati trovati diversi vecchi relitti.

Atterrammo e ci vennero a prendere con la macchina. L'aeroporto dista dall'Aia circa 35 km cosi' in una mezzoretta di autostrada, passando attraverso uno dei piu' bei paesaggi olandesi, fatto di pecore, mucche frisone, canali, mulini e serre gigantesche ci ritrovammo all'ingresso di una citta' per nulla simile a Roma.

Ci accolsero diversi grattacieli, uno dei quali fa da ponte attraverso l'autostrada e passarci sotto ancora oggi mi fa strano... come se entrassi nella pancia di qualcuno.

Cominciammo a fare un tour della citta' prima di arrivare in albergo. L'impressione fu di una citta' gigantesca, una metropoli, chissa' quanto grande, tutta uguale, tutta marrone, nessun negozio, disabitata, troppo fredda.

Mio marito continuava a stupirsi e a decantare le rotaie dei tram che viaggiavano su tappeti d'erba d'un verde smeraldo cosi' acceso e brillante che sembrava quasi irreale paragonato al grigio del cielo.

La pioggerellina era diventata vera pioggia, il vento soffiava gonfiando le nuvole che correvano e si addensavano sempre di piu'.

Finito il giro turistico, ci portarono in un albergo che e' ai margini estremi di Scheveningen sul mare. La nostra stanza aveva il balcone verso le dune e nulla poteva limitare l'orizzonte.

La prima cosa che facemmo fu di comprare un maglione per me, mio marito chissa' com'e' era stato previdente... lui se l'era portata una giacca...

Scendemmo a cena...zuppa, salmone, lingua sconosciuta, gente troppo zitta, passi attutiti da moquette alta almeno cinque centimetri...

Alla fine della giornata guardando il mare e parlando di tutte le meraviglie da scoprire .. mi ritrovai a piangere. Forse ero stanca, o forse disorientata... ma l'effetto che la citta' aveva su mio marito su di me s'era rivelato catastrofico.

Tra l'altro non capivo niente d'olandese e il mio inglese era proprio pessimo.. anzi di piu'.

Avevamo cinque giorni per scegliere la casa, la scuola, vedere l'ambasciata.. per fare tutte quelle piccole cose che proprio servono altrimenti non si puo' cominciare a vivere in una citta' straniera.

Continuavo a pensare... come fara' Giulia che non parla la lingua ad inserirsi qui.. come faro' io che non riesco nemmeno ad orizzontarmi dall'albergo al mare..e Lele che mangera'... non ci sono gli omogeneizzati Plasmon... o meglio non ci sono gli omogeneizzati come li intendiamo noi. Qui al massimo... mix messicano fagioli e broccoli. Mix di maccheroni con verdure.

In cinque giorni abbiamo visto non so quante case. Io la volevo vicino alla scuola ma non tanto distante dal centro e dalla vita... mio marito invece sarebbe stato contento di prenderla vicino a un parco per poter fare sport ogni volta che poteva.

Entrando nelle case vedevo vuoti di bottiglie nei giardini e nei balconi, sacchi della spazzatura accumulati ovunque, saloni immensi ordinatissimi e puliti ma stanze da letto minuscole e disordinate. Ogni salone aveva un angolo giochi per i piu' piccoli... magari vicino a un preziosissimo  pianoforte con un vaso di delft appoggiato sopra.. cosi' precario che mi veniva male solo al pensiero che i ragazzini giocando potessero inciampare e urtare il piano e far cadere il vaso.

La fortuna ci venne in aiuto e cosi' ancora oggi abitiamo in una casa vicino alla scuola, non lontana da un parco meraviglioso e prossima ad un centro commerciale abbastanza decente.

Tornammo a Roma... mio marito abbastanza rilassato e contento. I colleghi erano simpatici, avevamo risolto tanti problemi... io con tanta angoscia e si' che ero stata proprio io a convincere mio marito a tentare la via dell'estero...

Comunque.. ormai era fatta e non si poteva piu' tornare indietro... almeno non a breve!

Buona giornata.

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categoria:racconti, emozioni, olanda
lunedì, 13 novembre 2006

 

Uno dei viaggi piu' belli che ho avuto la fortuna di poter fare da quando vivo qui e' stato quello in Frisia.

La regione della Frisia si estende a nord dell'Olanda e comprende le cinque isole che si affacciano sull'Oceano.

Per arrivare all'estrema punta nord dell'Olanda, dall'Aia, occorre circa un'ora mezza di autostrada.

Il primo incontro con una delle isole, Texel, e'  stata veramente comica.

Texel e' l'isola piu' grande delle cinque con 24 km di spiagge, famosa perche' ogni anno, a giugno, ospita la piu' grande gara di catamarani del mondo. Molte zone dell'isola sono protette perche' zona di nidificazione di specie come le beccaccie, i chiurli, i voltapietre, le oche colombaccio ed altri ancora.

Gran parte dell'isola e' destinata alla coltivazione di cereali, patate e barbabietole, una piccola parte per la coltivazione dei bulbi da fiore e il rimanente terreno e' destinato al pascolo di ovini e bovini.

La lana e la lanolina sono l'altro aspetto interessante dell'isola. Dalle saponette a velli di pecora morbidissimi usati come copertine per i bambini nei passeggini, a morbide pantofole e caldi maglioni .. forse un po' tanto pizzicosi..

Paesetti minuscoli, piccoli gioielli, si snodano lungo tutta l'isola che in macchina si puo' girare in un'oretta circa.

Una delle cose piu' belle da vedere e' senz'altro l' "Ecomare" un museo che mostra i diversi ambienti  e la fauna presente sull'isola nel presente e nel passato dal mammut alla spatola. All'interno, un acquario di 23 metri mostra la vita sul fondo del mare, mentre all'esterno e' possibile assistere ad uno spettacolo unico nel suo genere.

Ecomare da' ricovero a tutti gli uccelli marini e le foche che per svariati motivi necessitano di cure e di recupero. Cosi' tutte le mattine gli operatori che lavorano nel centro, per la gioia dei bambini, ma non solo, nutrono le piccole e grandi foche ospiti, mentre enormi gabbiani reali ingaggiano furiose battaglie per accaparrarsi un pezzo di pesce.

Una cosa che mi ha veramente colpito, a parte il grande rispetto per la natura, e' stato visitare il museo del naufrago.

Immaginate un enorme capannone pieno zeppo di tutte le cose che si possono ritrovare in mare per un periodo che va dai primi del '900 ai giorni nostri.

Pensate solo alle scarpe, o ai vestiti, la forma delle bottiglie, i ciucci per i bambini, le valigie, i salvaggenti, i remi ...

E' uno spettacolo che lascia a bocca aperta. E se per caso un giorno trovaste un reperto, qualunque cosa che restituisce il mare, potete portarlo li'. Vi verra' consegnato un diploma per aver supportato e arricchito il museo.

E veniamo all'esperienza Texel vissuta in prima persona...

Eravamo con mia sorella, mio cognato e i bambini. La giornata era splendida e i venti minuti di traghetto sono stati lo spettacolo piu' bello del mondo.

I gabbiani e le sule facevano a gara per prendere in volo i pezzetti di pane che lanciavamo dalla nave.

Ma... cinque minuti prima che il traghetto attraccasse nel porto di Texel, mia figlia decide che era venuto il momento di andare al bagno.

Cosi' in fretta e in furia l'accompagno e una volta usciti...non c'era piu' nessuno sul ponte.

Con calma, ragiono e penso... ok saranno tutti sotto a prendere qualcosa.

Cosi' ci sediamo e aspettiamo. A un certo punto un mare di folla ci raggiunge e rassicurati pensiamo.. beh prima o poi ci faranno scendere.

Dopo buoni cinque minuti mi affaccio dal parapetto e vedo mia sorella che tentava di parlare con l'addetto al traghetto spiegando nel suo inglese poco inglese che s'era persa la sorella e la nipote (cioe' noi che guardavamo dalla nave tutta la scena).

La Frisia e' una regione piuttosto conservatrice cosi' quasi nessuno degli abitanti parla inglese ne' tanto meno olandese, ma solo il frisone.

Guardavo mia sorella e m'immaginavo la frustrazione di non venir capita e la minaccia di rimanere su un'isola sconosciuta.

Comunque... dopo un attimo.. forse due .. di smarrimento, con tutta la velocita' possibile consentita a una bambina di 3 anni, ci precipitiamo giu' dalla nave.

Io e mia sorella ci siamo guardate come due che non si vedevano da un secolo, due persone ritrovate dopo mille disavventure, pronte a viverne mille altre...

La giornata e' proseguita senza ulteriori intoppi, godendoci i panorami variegati dell'isola.. dai polder agli stagni marini, dalle aringhe ai lekker bekken passando una giornata incantevole.

A domani

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lunedì, 06 novembre 2006

Eccomi qui! Scusate l'assenza. Un po' forzata per via della malefica scatoletta che in questi giorni non ne voleva proprio sapere di accedersi... o meglio la poveretta s'accendeva ma poi si spegneva quando pareva a lei.

Il secondo motivo che mi ha portato lontano dal pc e' stato il mio viaggio in Italia.

Ma ora sono tornata pronta a scrivere di nuovo. E a proposito di scrivere... ho scritto un racconto per bambini e vorrei il vostro giudizio. Se avete dei figli piccolini in grado di sopportare  tre pagine di racconto mi piacerebbe sapere la loro opinione.

Ringrazio tutti quelli che sono passati di qui, gli affezionati lettori di questo blog. Da oggi in poi saro' presente per quanto possibile... con un pc un po' stanco e distratto!

A tutti buona giornata.

Guido e i dinosauri

 

Guido e’ un bel bambino biondo, molto vivace. Un visetto regolare incornicia due occhietti vispi.  Vive con il suo babbo e la sua mamma in un piccolo appartamento in una citta’ dove spesso l’estate dura lo spazio di una giornata e l’inverno puo’ durare anche un anno intero.

La sua mamma ha smesso di andare in palestra perche’ dice che un’ora passata con suo figlio vale piu’ di cento flessioni.

La passione di Guido sono gli estinti!

Nel senso che adora gli animali preistorici estinti.

Le ore corrono veloci inventando storie quando e’ in compagnia del suo amico tirannosauro o del velociraptor che quanto a dimensioni e’ piuttosto piccoletto ma a dir la verita’ ne fa di danni!

“Mami guarda questo quanto e’ ferrrroce”.

Guido guarda con amore il tirannosauro, con le fauci spalacancate, i lunghi denti da predatore e gli occhi che mettono paura, mentre seduto sul divano fa merenda con pane e marmellata.

Ma che succede? Guido spalanca gli occhi, il suo amico ha fatto l’occhiolino!

“Ma non e’ possibile” pensa tra se’ e se’ mentre da’ un altro morso al panino.

Ritorna a guardare il tirannosauro che di nuovo sembra voglia dirgli qualcosa.

Si alza pian pianino col suo panino in mano. “Magari Picci ha fame”. Si avvicina, il bestione allunga una zampa e lo prende per mano.

“A cosa vuoi giocare Picci?” “Chi gioca con noi? Prendo tutti gli altri cosi’ si puo’  battagliare in santa pace”.

Mentre camminano, passo dopo passo, Guido si rende conto che il suo amico sta diventanto grande. Enorme!

E lui si sente piccolo piccolo.

Ma ha fiducia in Picci!

Improvvisamente la stanza si veste di verde.

Montagne che sembrano panettoni prendono forma mentre una selva lussureggiante li avvolge e intorno a loro si animano animali mai visti.

Picci e’ diventato proprio grande e Guido guarda le zampe del suo amico e le paragona ai suoi piedi. Beh lui e’ davvero gigantesco!

Senza paura, cammina a fianco del temibile tirannosauro, mentre gli altri animali fanno largo al suo passaggio.

Ma non e’ una caccia .... e’ solo la scoperta di un mondo fantastico.

Guido osserva il paesaggio che piano piano appare davanti ai suoi occhi.

“Ehi va piano Picci che non riesco a starti dietro! Fermati dai che voglio vedere gli animali!”

Picci rallenta... ma un passo del T Rex sono come venti del bambino.

Intorno a Guido, animali che lui gia’ conosce bene lo annusano e lo osservano.

Un triceratopo piuttosto combattivo comincia a dare segni di nervosismo. E’ una mamma e ha due cuccioli con se’. Ha paura per i suoi piccoli.

Insomma un tirannosauro e’ sempre un tirannosauro!

Ma Guido e’ cosi’ assorto nei suoi pensieri che non si accorge del pericolo.

Ma Picci per fortuna si.

Con un delicato balzo, per quanto la sua mole lo consenta, e’ accanto a Guido, lo prende delicatamente per la giacchetta e lo solleva da terra poggiandolo sul suo collo.

Il viaggio continua cosi’. A Guido non pare vero di poter vedere il mondo da un’altezza di 6 metri.. Davvero sorprendente quel che vede.

Un iguanodonte si alza sulle zampe per poter raggiungere un albero dalle foglie di un bel verde brillante.

“Chissa’ che sapore avranno quelle foglie... a giudicare dall’espressione felice di chi le mangia, devono essere davvero gustose!”.

“Ah se ci fosse stato papi” pensa Guido. “Lui si’ avrebbe saputo spiegarmi cosa sono quegli strani pesci con le zampe che vedo saltare davanti a me”.

“Magari sono girini un po’ cresciuti”.

Guido, osservando i suoi estinti, comincia a fare paragoni con gli animali che ogni tanto vede allo zoo.

E allora riconosce in quelle creature perdute il collo tozzo del bufalo o il passo goffo dell’ ippopotamo ed ancora la coda del  topolino.

Le ali di alcuni uccelli che assomigliano tanto a quelle dei pipistrelli.

“Mamma mia che paura quel giorno con papi allo zoo. E chi se li dimentica piu’ i pipistrelli. Che buia la caverna e che suoni strani che fanno quegli animaletti e che puzza!!!”.

“Quando torno a casa ne avro’ di cose da raccontare a mami e a papi”.

Che avventura stupenda!

Il passo di Picci lo culla, mentre Guido non stacca un attimo gli occhi da quel mondo che tanto lo affascina.

Ogni tanto chiazze colorate richiamano l’attenzione di Guido. Sono fiori bellissimi blu’, gialli, rosa. Pensa che forse potrebbe fermarsi a raccoglierne un po’per la sua mamma

Che mondo meraviglioso.

A un certo punto da lontano qualcuno chiama il suo nome.

“Guido? ... Guido!!!”

“Santa pace, ti sei addormentato sul divano. Benedetto figliolo!”

“Su Guido che e’ tardi, dobbiamo andare a prendere babbo che stasera si va tutti a mangiare una pizza. Andiamo con Lisa, Giovanni, Lala e Sandra. Su coraggio svegliati!”.

Guido molto assonnato e frastornato apre gli occhi e si guarda intorno.

Accidenti era solo un sogno!

Accarezza Picci “Grazie amico mio. Grazie per la splendida passeggiata. Ti voglio tanto bene!”

“Stasera quando vedo Lala le racconto tutto”

“Oh Picci vieni anche tu a mangiare la pizza con noi vero?”

“Mami viene anche Picci con noi?!”

“Guido, santa pace, tu porti Picci ovunque. Ovvio che viene con noi a mangiare la pizza. Ci mancherebbe. Sarebbe come lasciare a casa tua sorella”.

Ancora elettrizzato dall’emozione del viaggio, seppure solo con la fantasia, Guido prende Picci per il collo e saltellando raggiunge la sua mami.

“Ah come sono fortunato ad avere un tirannosauro per amico!”

 

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lunedì, 05 giugno 2006
Resto' immobile mentre vedeva la signora che di fronte a lui prendeva la quinta scatoletta di tonno.
Osservo' i movimenti, sempre gli stessi!
La signora guardava tutte le scatolette messe in bell'ordine sullo scaffale, sembrava studiasse ognuna con attenzione e poi allungando la mano ne sceglieva una ben precisa.
Guardando la pila di scatolette appariva come una casa bombardata.
Squarci regolari tra l'una e l'altra e la pila aveva un equilibrio precario ora.
La signora si allontano' soddisfatta e Giorgio si risveglio' da quel torpore catalettico che l'aveva assorbito per buoni dieci minuti.
Riprese il carrello e continuo' a girare.
Non aveva una lista scritta. A lui piaceva fare la spesa seguendo l'ispirazione del momento.
Cosi' nel carrello finivano le cose piu' impensate e quelle davvero utili rimanevano sugli scaffali.
A volte doveva ritornare anche tre volte al supermercato in una giornata perche' in realta' di quel che gli serviva ne prendeva la meta'.
Diede un'occhiata distratta ai surgelati, salto' il banco del pesce fresco perche' il viscido gli faceva venire i brividi e soprattutto perche' gli occhi dei pesci non gli ispiravano niente se non pensieri negativi e si concentro' sul banco dei formaggi.
Contava i tipi di formaggio esposti ordinatamente e secondo lui senza creativita' immaginando quale potesse essere il modo piu' giusto per valorizzare il gorgonzola che per lui era poco evidente sul bancone.
Visualizzo' fettine di gorgonzola su un letto di rucola e pomodorini di pachino, piccole gemme di carote incastonate nelle trecce di mozzarella di bufala, panciuti caciocavalli e tenere caciotte contornate da collinette di mascarpone e stracchino.
Si riprese e si soffermo' al banco della carne.
Era il banco che piu' di tutti lo affascinava.
Si sentiva attratto non solo dai colori e dall'odore ma anche dal fatto che un pezzo di carne informe potesse trasformarsi sotto le abili mani del macellaio in qualcosa di straordinario, un pezzo unico, irripetibile come l'opera di un artista.
La fila di coltelli, molti consumati dall'uso quotidiano, avevano per Giorgio un'attrazione magnetica. Osserva ogni singolo coltello ripassando mentalmente a cosa servisse.
Mentre continuava a guardare i gesti precisi del macellaio che trasformava un petto di tacchino in una tasca da fare ripiena con le verdure, ascoltando con attenzione i suggerimenti che stava dando alla signora per non far seccare la carne, si senti' afferrare per la manica della giacca.
"Le sta squillando il cellulare" disse un ragazzo.
Il cellulare.... ancora oggi Giorgio si chiedeva cosa l'avesse comprato a fare. La meta' delle volte lo dimenticava a casa e l'altra meta' non riconosceva il suo squillo e anzi s'infastidiva e lanciava occhiataccie a destra e a manca cercando d'individuare di chi fosse...mentre con tutta sicurezza era il suo.
Rispose controvoglia, ancora assorto nell'immaginare montagne di straccetti ai funghi porcini. Era Giovanna.
Era mezzora che lo stava aspettando davanti al cinema.
Giorgio s'era completamente dimenticato dell'appuntamento.
Veloce si avvio' a pagare e solo davanti alla ragazza della cassa si accorse che il carrello era vuoto.
Rimise a posto il carrello e con molta malinconia usci' dall'unico luogo dove poteva sognare senza incubi. Compro' un mazzo di fiori, per farsi perdonare da Giovanna, e si incammino' senza  sogni verso il luogo dell'appuntamento.
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